Fondo Emergenza CEC (CCO)

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A Gaza kit sanitari voluti da Papa Francesco
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Il Santo Padre ha donato 2.500 test Covid-19 al Ministero della salute di Gaza, attraverso la Congregazione per le Chiese Orientali.

La consegna dei kit è stata coordinata dalla Delegazione Apostolica, dal Patriarcato Latino di Gerusalemme e dalla Caritas Gerusalemme, ed è avvenuta il 17 giugno 2020. Lo ha reso noto lo stesso Patriarcato.

Altri kit di test Covid-19 sono stati inviati anche all’ospedale della Sacra Famiglia a Betlemme.

I kit sono stati consegnati dalla Caritas Gerusalemme e da padre Gabriel Romanelli, parroco latino della Sacra Famiglia a Gaza.  

Con la diffusione del virus a Gaza, dove vivono circa 2 milioni di persone, le autorità sanitarie locali hanno lamentato carenza di test diagnostici e fatto richiesta anche di 100 ventilatori e 140 letti per unità di terapia intensiva.

Secondo il Ministero della salute palestinese, a Gaza ci sono stati 72 casi Covid-19 (15 sono ancora attivi) su un totale di 1284 casi nei Territori palestinesi (dati al 23 giugno). La bassa percentuale di persone positive al Covid-19 potrebbe essere un’indicazione della mancanza di test effettuati.

Caritas Gerusalemme e il ministero della Salute a Gaza, riferisce il Patriarcato Latino, “hanno preparato un piano di emergenza che prevede, tra le altre cose, fornitura di servizi medici nel Centro Caritas, l’attivazione di tre team medici mobili per fornire un servizio domiciliare 24 ore su 24 per il trattamento di pazienti non Covid-19”.

Come in Israele, anche in Cisgiordania nelle ultime due settimane si sono registrati nuovi picchi di contagi:  il più alto a Hebron con 551 casi, seguito da Nablus con 32.

La donazione rientra nell’ambito delle iniziative promosse dal Fondo di emergenza, voluto da Papa Francesco, per aiutare i paesi più colpiti dalla diffusione di Covid-19.

Qui ulteriori approfondimenti.

 

Covid-19, istituito un fondo di emergenza per le Chiese e le popolazioni in Oriente
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Le prime risorse stanziate per la crisi del coronavirus dalla Congregazione per le Chiese Orientali hanno permesso di offrire dei ventilatori polmonari in Siria e a Gerusalemme attraverso l'istituzione del Fondo Emergenza CEC (Congregation for the Eastern Churches) in sintonia con “l’invito del Santo Padre di non lasciare soli i sofferenti”.

In un comunicato, il dicastero vaticano informa che tale fondo – “grazie all’attiva collaborazione di CNEWA (Catholic Near East Welfare Association) – PMP (Pontifical Mission for Palestine), sia nelle sedi centrali a New York e in Canada, come pure nei loro uffici locali, e con il costante collegamento con le altre Agenzie che compongono la ROACO (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali)” – potrà garantire “il sostegno ad alcuni interventi, attingendo anche alla Colletta di Terra Santa, quest’anno spostata a domenica 13 settembre, che normalmente garantisce i sussidi alla vita delle Chiese in Oriente.

Sono state le Nunziature Apostoliche a fornire delle indicazioni di intervento, in base alle quali, prosegue la nota, “si è deciso da subito di garantire la donazione, a nome del Santo Padre” di 10 ventilatori polmonari in Siria – “in collaborazione con AVSI, da suddividere nelle tre strutture per le quali continua il progetto “Ospedali Aperti” – e di provvedere ad analoghi interventi per la Terra Santa, con la donazione di 3 ventilatori polmonari destinati all’Ospedale San Giuseppe di Gerusalemme, oltre all’acquisto e alla fornitura di kit diagnostici per Gaza e a un contributo straordinario alle attività dell’Ospedale Holy Family a Betlemme". 

Di ogni intervento, si specifica, "saranno informati il Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale e la Segreteria Generale di Caritas Internationalis".

La Congregazione afferma che “le segnalazioni provenienti da altri territori sono allo studio” e assicura che “nonostante l’incertezza economica, sarà garantito l’aiuto che annualmente la Congregazione destina alle scuole e alle università cattoliche, oltre ai programmi di accompagnamento per il dramma degli sfollati di Siria e Iraq e i rifugiati in Libano e Giordania anche in collaborazione con le Agenzie Cattoliche che fanno parte della ROACO”. “Da parte di tutti – è l’auspicio finale – continui l’impegno della preghiera a Dio Padre perché ci liberi dai mali che affliggono l’umanità, insieme ai gesti di fattiva solidarietà e carità fraterna”.

POCO O MOLTO, NON IMPORTA.
DONARE È UNA GIOIA.